Un murale per Gaetano Fuso

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Gaetano Fuso

Quell’onda, cavalcata ogni giorno nel mare di San Foca dalla “libertà di essere felici”, è stata dipinta da tutte le persone che hanno creduto nel sogno di Gaetano Fuso. Ogni pennellata di quel blu cobalto è un saluto al capitano, al poliziotto, all’amico, all’uomo che sei anni fa offriva la possibilità a tutti i malati di Sla di fare il bagno a mare, nel suo mare di Lecce.

Pensando e creando il primo stabilimento balneare fornito di colonnine per l’ossigeno, letti e sedie attrezzate con presidio medico ed infermieristico.

Una prima rivoluzione di identità, combattuta da tante famiglie che hanno messo piede in quel fazzoletto di spiaggia speciale, supportata dal Comune di Melendugno e dalla Polizia di Stato, corpo militare di cui Gaetano faceva parte prima della diagnosi di Sclerosi laterale amiotrofica.

La spiaggia Io Posso, negli anni, ha ospitato persone diversamente abili giunte da ogni parte d’Italia, grazie al supporto di uno staff di volontari dedito alla causa.

Nel novembre scorso, il capitano Gaetano Fuso si spegneva a soli 44 anni, lasciando a tutti una eredità molto forte: portare avanti il suo sogno.  La spiaggia continuerà ad accogliere i malati di Sla (e non solo) bloccati solo nel corpo ma liberi di sognare e galleggiare tra le onde.

E così, all’ora del tramonto di martedì 3 agosto, Giorgia Rollo, moglie di Gaetano e mamma delle sue due bimbe, ha scoperto il murale dedicato al suo capitano. Un’onda, due rondini che sorvolano il cielo e il viso sorridente di Gaetano, libero dalla tracheo, che guarda l’infinito.

Il murale segna l’inizio della sesta stagione estiva, e soprattutto che il sogno di Gaetano continuerà a vivere negli anni. Giorgia, i volontari, lo staff, la Polizia di Stato, le famiglie che hanno combattuto la Sla sono pronti per continuare a crederci.  Che ogni vita vale la pena di essere vissuta. E che ogni malattia va cavalcata con dignità anche se ti porterà verso l’infinito.

 

Carmen Cretoso

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