Quale futuro per i beni confiscati?

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Esiste un patrimonio imponente di immobili, aziende e fondi agricoli confiscati alle mafie. Molti, però, non sono utilizzati. Ne parlano a SonAir Daniela Lombardi, Renato Briganti, Antonio Sabino, Salvatore De Maio, Mariano Di Palma e Giovanni Russo

Ascolta “11. Quale futuro per i beni confiscati?” su Spreaker.Un patrimonio che tra immobili, aziende e terreni conta circa 35mila beni per un vale stimato di 32 miliardi di euro. Soltanto la metà di questi beni è effettivamente riutilizzata dalla comunità. Sono i numeri relativi ai beni confiscati alla criminalità organizzata, un tema che ritorna ciclicamente e che è stato al centro dell’undicesima puntata di SonAir – La voce del sociale.

Se ne è discusso con Daniela Lombardi, dirigente dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati di Napoli, presente in studio, e il docente di istituzione di Diritto pubblico all’Università “Federico II” di Napoli, Renato Briganti.

Lombardi ha illustrato le iniziative messe in campo per sostenere le amministrazioni che decidono di ottenere l’affidamento di un bene confiscato, come lo Sportello per la progettazione e l’Ufficio per forme di finanziamento. “A volte – ha detto – le amministrazioni ne fanno soltanto una bandiera di legalità. Altre volte i lavori da fare sul bene stesso sono tanti. I progetti devono sostenersi nel tempo, per questo il ruolo delle istituzioni è importante”. Le iniziative adottate vanno nella direzione di superare la difficoltà di intercettare i fondi e seguire i progetti.

Il professor Briganti ha invece evidenziato i principali fattori che rallentano le amministrazioni pubbliche nella gestione dei beni confiscati: la burocrazia complessa, la presenza sul territorio di parenti o esponenti del clan cui è stato sottratto il bene e la gestione manageriale del bene confiscato.

Durante la puntata poi sono state messe a confronto le esperienze di diversi Comuni nella gestione dei beni confiscati. In trasmissione sono intervenuti in collegamento il sindaco di Quarto Antonio Sabino ed il fondatore e vice presidente dell’associazione Terra Viva Salvatore De Maio.

Entrambi hanno esposto problemi e prospettive di questa attività, tra minacce e intimidazioni ricevute e l’importanza di fare rete con il territorio e le istituzioni.

Esempi a confronto anche nella gestione dei beni confiscati. Oltre a Mariano Di Palma, referente regionale dell’associazione Libera contro le mafie, è intervenuto in collegamento anche Giovanni Russo, che gestisce la Masseria Antonio Esposito Ferraioli, chiamata così dal nome del cuoco e sindacalista ucciso dalla camorra negli anni ’80: si tratta del bene confiscato più grande dell’area metropolitana di Napoli, 120mila metri quadri, una volta in mano ad esponenti del clan Magliulo.

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