Pompei nel progetto artistico fotografico di Luigi Spina

0
Pompei, Teatro Odeion

“Interno pompeiano e archivio dello spazio” è il nome della mostra che immortalerà l’anima del parco archeologico

Un progetto fotografico per raccontare l’anima di Pompei, attraverso lo sguardo di Luigi Spina (le foto in galleria e copertina). “Interno Pompeiano e Archivio dello Spazio” è il nome della duplice ricerca artistica che sarà realizzata dal fotografo all’interno degli scavi di Pompei in due fasi. L’una attraverso fotografie in bianconero, con le sequenze delle vie e le visioni prospettiche delle case pompeiane; e l’altra che introduce il colore nella rappresentazione degli interni degli edifici pompeiani.

Le foto, al termine del lavoro, costituiranno un nuovo patrimonio visivo per il Parco e il sito di Pompei e potranno essere oggetto di una Mostra fotografica per presentare l’immagine più intima e profonda della antica città, ricercata e emersa attraverso questo progetto.

Il Parco, da sempre attento alle diverse forme d’arte e in particolare alla fotografia, promuove la ricerca artistica, in questo caso attraverso uno dei più apprezzati fotografi d’arte italiani, che a più riprese, ha già indagato già la bellezza della città di Pompei.

L’obiettivo di Interno Pompeiano è restituire una dimensione umana degli interni delle domus, rispettando la loro esistenza come spazi attuali, senza gli abitanti di un tempo: le famiglie. L’autore si affiderà alla mutevolezza della luce e alle declinazioni del tempo. Gli ambienti delle domus saranno colti nella loro luce naturale quotidiana, senza aggiunta di artifici. Lo scopo è di coglierne l’intima vitalità, restituendo agli scavi – non solo luogo archeologico – la dimensione originaria di spazio esistenziale, progettato e costruito per la società del tempo.

Le Regiones saranno indagate in modo da restituire all’osservatore l’immensità e la diversità dei luoghi pompeiani. Emergerà una nuova visione urbana, fatta di sequenze di interni che saranno interrotti da vedute della rete viaria, degli incroci, del Foro. In questo senso la ricerca di Spina si estende in tutte le direzioni con lo scopo di offrire una nuova immagine della città.

Interno Pompeiano si completa con Archivio dello Spazio, che indaga e penetra con maggior attenzione le domus mostrandone il tessuto costruttivo e decorativo. Dalle Regiones, alle Insulae fino alle abitazioni sarà un viatico della conoscenza materica, volto ad approfondire lo spazio antico, mostrandone le superfici nella loro esistenza contemporanea.

“Pompei è la città delle mutazioni, dei cambiamenti.  È proprio il fattore temporale, lo scorrere degli anni, che restituiscono una diversa visione della città – sottolinea il Direttore uscente del Parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, promotore del progetto – Dalla metà del Settecento, disegnatori, pittori, filosofi, poeti, letterati, viaggiatori e poi i fotografi hanno subito il fascino della città sepolta. Hanno percepito la dimensione della catastrofe storica e umana.  L’immagine fotografica, medium contemporaneo del nostro presente, è fisiologicamente legata alla città del vulcano. Il duplice progetto fotografico di Luigi Spina è una ricerca autoriale, una ricerca visiva epica, mai prima tentata, per le ovvie finalità scientifiche. Il termine “enciclopedico” è la parola che più riesce a dare il senso della dimensione della antica città e in questo caso al lavoro di Spina. Pompei è una soglia temporale che ci offre la possibilità di poter conoscere ogni aspetto della vita romana. Un autentico sapere enciclopedico”.

Nella sua inventariazione e restituzione sensibile delle materie architettoniche pompeiane, Archivio dello Spazio collaborerà anche con il primo progetto del Parco Archeologico di Pompei dedicato alle arti contemporanee, Pompeii Commitment. Materie archeologiche.

I due progetti di ricerca hanno avuto il sostegno tecnico di un marchio celebre e prestigioso. Hasselblad La famosa casa produttrice di fotocamere professionali ha messo a disposizione di Luigi Spina una delle sue ammiraglie. L’Hasseblad H6D 100 C con ottiche è l’accessorio, essenziale, per il controllo del decentramento e basculaggio.

Luigi Spina

Ha svolto numerose ricerche. Gli anfiteatri, il senso civico del sacro, i legami tra arte e fede, le antiche identità culturali, il confronto con la scultura classica, l’ossessiva ricerca sul mare, le cassette dell’archeologo sognatore (Buchner). Di recente ha indagato i gessi di Antonio Canova e nuove tematiche in cui l’azione culturale e sociale è mediata dalla fotografia.

Fra i tanti libri pubblicati, in diverse lingue e distribuiti in tutto il mondo, citiamo il progetto sul Foro Romano, L’Ora Incerta, Electaphoto (2014); The Buchner Boxes (2014); Le Danzatrici della Villa dei Papiri (2015); Diario Mitico, la Collezione Farnese (2017); Tazza Farnese (2018) editi da 5 Continents Editions, Volti di Roma alla Centrale Montemartini per Silvana Editoriale (2019).

Sing Sing, il corpo di Pompei, I Confratelli, Canova, quattro tempi, Il Mosaico di Alessandro e San Domenico di Niccolò dell’Arca tutti con 5 Continents Editions e tutti nel 2020. La celebre rivista MATADOR, Fabrica Madrid, gli ha dedicato la cover ed il servizio centrale del numero T. Ha pubblicato oltre 22 libri fotografici di ricerca personale ed ha realizzato prestigiose campagne fotografiche per Enti e Musei. Le più note; Collezione Farnese di Sculture Classiche (2001-2010); Pittura Pompeiana (2009); Ercolano tre secoli di Scoperte (2009); La Villa dei Papiri (2009); Il Museo Palatino (2014); Tuttora è in corso la Campagna fotografica sulla Scultura Campana presso il Museo Archeologico di Napoli ed una ricerca autoriale sui Campi Flegrei.

Ha collaborato con editori come Franco Maria Ricci, Mondadori Electa, Federico Motta Editore, 5 Continents Editions, Treccani. Ha esposto al Museo Archeologico di Napoli; Musei Capitolini di Roma; Museo Campano di Capua; Galleria San Fedele, Milano; Museo MADRE, Napoli; Palazzo dell’EUR, Roma; Reggia di Caserta; MACRO, Roma; Galerie Patrick Mestdagh, Bruxelles; MIAFAIR Milano; Postermostra, Lisbona, Kranj, Slovenia; Gallery of Fine Art Uzbekistan.

Hanno scritto dei suoi progetti: Stefano De Caro, Claudio Parisi Presicce Cesare de Seta, Philippe Daverio, Vittorio Sgarbi, Manlio Sgalambro, Roberto Mutti, Giovanni Fiorentino, Davide Vargas. Joao Vilela Gelardo, Paolo Giulierini, Eduardo Cycelin. L’autorevole rivista Artribune l’ha insignito del titolo di miglior fotografo dell’anno 2020.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui