Parità di genere e aumento del Pil

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Luana Campa

Dall’inizio dell’emergenza ci sono stati in Italia 11 femminicidi. La casa, per troppe donne, si rivela una trappola mortale. Abbiamo chiesto all’Avvocato–Criminologa Luana Campa, direttore scientifico dell’Associazione “La Giusta Difesa”, quali le falle del sistema e quanti ancora i pregiudizi esistenti nel nostro Paese.

“Faccio una premessa: sotto stress i tassi di violenza aumentano. L’isolamento, che è una delle caratteristiche più comuni delle relazioni abusanti, e la condivisione prolungata degli spazi abitativi amplificano il rischio a cui le donne vittime di violenza intrafamiliare sono esposte. Detto questo, tante ancora le falle sistemiche ed è evidente. Il Codice rosso non ha stanziato risorse per superare le criticità di un Paese nel quale ogni tre giorni una donna viene uccisa. Di fatto, le procure sono in tilt per la valanga di denunce, con organici sottodimensionati e personale non sempre specializzato nel valutare i fattori di rischio. La formazione delle forze dell’ordine ha visto grandi passi avanti, ma non è uniforme sul territorio. Questo è il nodo cruciale: ci vuole una conoscenza approfondita delle dinamiche del maltrattamento da parte di tutti gli operatori del diritto. Bisogna essere in grado di stabilire la gravità di ogni caso, distinguere un codice rosso da uno giallo o bianco ed agire conseguentemente. Inoltre, sono ancora tanti i pregiudizi esistenti in ambito giudiziario nei confronti delle vittime. Anche i tribunali, talvolta, sono luoghi di vittimizzazione secondaria”.

Nel nostro Paese, dunque, persistono gli stereotipi sessisti resi ancor più evidenti dalla pandemia. È così Avvocato?

“Esattamente. Le donne continuano a portare sulle spalle tutta la gestione familiare. In Italia c’è un problema culturale e occorre agire presto e in maniera più efficace e capillare sugli stereotipi di cui la nostra società è intrisa. Serve il coraggio di prendere misure drastiche nei confronti dell’odio sessista presente online, in tv, ovunque. Nessuna forma di violenza nei confronti delle donne dev’essere tollerata o restare impunita. Servono politiche (non timide) di effettiva parità, dal lavoro domestico alla conciliazione tra vita privata e professionale. Noi abbiamo il tasso di occupazione femminile più basso d’Europa (circa la metà non ha lavoro) e uno squilibrio del reddito (gender pay gap) a nostro svantaggio, a tutti i livelli gerarchici e nonostante il maggior livello di istruzione delle donne. L’incertezza lavorativa è un humus fertile per ogni tipo di abuso. Per affrontare una crisi straordinaria, come questa, occorrono misure straordinarie. Non si può scaricare tutto il lavoro di cura sulle donne, ci vogliono congedi parentali anche per i papà come avviene in Svezia, la presenza di molte più donne nelle stanze dei bottoni, la parità di retribuzione. Devono parlare i fatti. Investendo sulla parità, permettiamo a molte più donne di lavorare e il Pil aumenta. Ne beneficia tutta l’economia del Paese”.

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