Omicidio Morione, l’arcivescovo di Napoli Battaglia ai killer: “Consegnatevi alla giustizia”

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antonio morione

Il Capo della Chiesa di Napoli ha celebrato i funerali del commerciante ittico ucciso fuori al suo negozio di Boscoreale. Il testo integrale dell’omelia

Il 23 dicembre è stato ucciso fuori la sua pescheria Antonio Morione, colpito da diversi spari da una banda di 3 rapinatori per aver difeso l’incasso della serata. L’arcivescovo metropolita di Napoli don Mimmo Battaglia ha celebrato i funerali nella chiesa dello Spirito Santo di Torre Annunziata insieme agli esponenti del clero oplontino.

Di seguito il podcast e il testo integrale dell’omelia di don Mimmo Battaglia.

Ascolta “12. Omicidio Morione, l’arcivescovo di Napoli Battaglia: “Costituitevi”” su Spreaker.“Con il cuore pieno di lacrime e coraggio, nel nome del Cristo risorto, anelito di ogni cuore e speranza, che asciuga le tante lacrime che in questo momento scorrono sul nostro volto. Vorrei innanzitutto stringere in un forte abbraccio i familiari di Antonio, tutti, in particolare la moglie Maria e i figli a cui vanno la mia solidarietà e la mia vicinanza. Saluto tutti voi amici e parenti, voi popolo di Dio qui riunito.

Quello di Antonio è stato un delitto atroce, assurdo, l’ennesimo, perché torno in questa chiesa dopo aver celebrato, proprio qui, il funerale di Maurizio (Cerrato, ucciso a Torre Annunziata il 19 aprile 2021, ndr.) Noi siamo qui oggi per pregare per Antonio, sostenuti dalla fede nella resurrezione di Gesù. Il Signore della vita che ha vinto la morte gli doni la vita eterna, il paradiso, dove non ci sono ne pianto e ne sofferenza, ma gioia e beatitudine. Dio, padre di misericordia, ci sostenga tutti in questo momento di dolore e ci faccia dono della sua consolazione. Lo Spirito Santo, spirito di giustizia e verità, ispiri coloro che sono afferrati dalla violenza e dal malaffare sentimenti di contrizione sincera, pentimento autentico, affinché mai più si ripetano vicende così dolorose e assurde.

Vedete, è difficile per me trovare le parole giuste in questo momento. Vorrei allora che fosse proprio Antonio ad aiutarmi, a parlare insieme a me, a provare a lasciare accesa quella speranza che può farci sentire meno soli, meno smarriti, meno tristi. Per questo, sapendo che la vita di Antonio non è terminata ma continua in colui che è la resurrezione, gli chiedo:

“Dove stai andando Antonio fratello? Su quella strada sterrata, con quella valigia pesante, cosa porti con te? Cosa lasci?”

E provo ad ascoltare tra le lacrime la sua risposta: “Lascio una terra in cui la vita costa fatica, una terra dove si muore e non è mai chiaro il perché, dove si uccide e mai nessun perché sarà abbastanza valido da spiegarne il senso. Lascio una terra in cui la vita di un uomo, purtroppo, si può far soffrire senza un motivo e senza chiedere scusa. Lascia tutto il male di questo mondo, ma non lascio coloro che ho amato e da cui sono stato amato, il nostro amore continua in eterno, per sempre”.

Antonio, fratello mio, perché si muoia in modo così assurdo io non lo so, sono però convinto che il senso della morte, come quello della vita, dell’amicizia, della giustizia, è quello supremo di Dio non sta mai in fondo ai nostri ragionamenti, ma sempre in fondo al nostro impegno.

E ancora ti domando: “Perché ti volgi indietro? Perché piangi?”

E tu mi rispondi: “Perché troppo breve è stata la mia vita, troppe attese sospese. Piango perché piangono le persone che amo, piango perché lascio giovani vite che hanno bisogno di abbracci e baci, di carezze e di parole vere e forti e non sarò la per asciugare le loro lacrime e condividere le loro gioie. Piango perché dopo il clamore scenderà il silenzio, dopo la notorietà arriverà la dimenticanza. Chi si prenderà cura delle giovani vite che io non vedrò camminare nella vita?”

Il pianto, fratello mio, non ci ricorda di essere deboli ma di essere vivi. Di fronte a questa morte è necessario anzitutto che questa città, che la nostra città, pianga. Chi non sa piangere non è madre. Noi vogliamo piangere perché anche la società sia più madre, perché invece di uccidere impari a partorire, perché sia promessa di vita. Piangiamo quando ricordiamo i giovani che sono morti a causa della miseria e della violenza e chiediamo alla società di imparare ad essere una madre solidale.

Quel dolore non se ne va, ci accompagna ad ogni passo perché la realtà non può essere nascosta. Il pianto allora aiuti questa città, questa comunità a mettere da parte distrazioni e banalità, diffidenza e rassegnazione, ad essere madre che partorisce, che dona vita ai suoi figli e sia loro solidale. Le lacrime che detergono i nostri occhi ci aiutino a vedere che la parte buona è superiore a quella cattiva. Ma è arrivato il momento che la parte buona si faccia sentire e vedere. Ancora troppi sono i silenzi che fanno male.

La tua morte, Antonio, non è un silenzio ma un urlo. Così, vedendo il tuo corpo offeso dalla violenza ti chiedo: “Perché sei ferito Antonio, fratello mio?”

Sono ferito perché ci sono vite dove la speranza è negata, dove la gente continua ogni giorno ad essere ferita. Per questo sono ferito. Vorrei che tutti quanti voi mi faceste una promessa: vorrei che mi prometteste che dove tutto sembra così duro e difficile voi moltiplicherete le ragioni della speranza, la determinazione dell’impegno. Non cedete alle intimidazioni di quanti credono di seminare paura con la violenza. Ne la preoccupazione ne la paura ne le minacce possono zittire la vostra voce o fermare il vostro cammino. È la vostra dignità che ve lo chiede”.

Fratelli e sorelle, di fronte a questa morte, a qualche mese da quella di Maurizio è necessario che questa città si svegli e le nostre lacrime di dolore si trasformino nella forza necessaria per uno scatto di dignità. Ora è il momento, perché questa morte non può essere inutile. Agli uomini che hanno commesso questo gesto possiamo offrire il nostro dolore, la nostra rabbia, ma non la nostra resa. A questa gente diciamo: se avete bisogno di noi siamo qui. Se avete bisogno di speranza ne siamo pieni. Se non riuscite a credere in una terra migliore noi vi potremmo far sentire la fragranza di questa idea. A questa gente diciamo che il vero coraggio non è la fuga ma consegnarsi alla giustizia.

Nel mistero del dolore ci sono luci ed ombre. Ovunque c’è una persona che soffre, che cerca un senso di pace e verità. Ovunque c’è una persona che lotta per la giustizia e la dignità lì io ti ritroverò, noi ti ritroveremo Antonio. E tu continuerai a suggerirci che non bisogna mai rassegnarsi, mai darsi per vinti, che la vita va vissuta con dignità e coraggio, che la speranza non deve morire mai. Ci aiuti il Signore a far risorgere ogni giorno, ogni ora, la speranza. A vivere da risorti, dalla parte della vita, dalla parte della giustizia perché la morte barbara ed ingiusta di Antonio non cada nell’oblio impegniamoci tutti a comprometterci insieme, aldilà di ogni interesse personale e senza volgere lo sguardo altrove, fingendo di non vedere.

La morte non è la fine di tutto, anche se fa male. La vita umana non finisce mai sotto una tomba.

Antonio, in questo viaggio noi ti prendiamo per mano e ti accompagniamo con la preghiera, l’unica cosa a noi possibile e concessa nel melodioso e aureo silenzio dell’eternità, fonte inesauribile di speranza.

Questa preghiera ci faccia sentire la tua vicinanza in quell’ovunque senza tempo, ne spazio, ne distanza. C’è una fessura aperta sull’oltre, su ciò che dura aldilà del tramonto del giorno: credere nella resurrezione e sapere che il nostro amare non è inutile ma sarà raccolto goccia a goccia e vissuto per sempre. Che il nostro lottare non è inutile. Che non va perduta nessuna generosa fatica, nessuna dolorosa pazienza. Che nessuna lacrima andrà perduta, mai.

E ora che la vita tu la possiedi a piene mani, aiutaci tu Antonio a ritrovare coraggio, ad affrontare le paure della vita, a dare valore alle cose, a sentirci vivi, a saper cogliere la fragilità della vita per poterla accarezzare ed amare. Perché con coraggio ed umiltà sappiamo stare sempre in piedi, in piedi.

Prega tu per noi, perché il Signore ci protegga dal male di vivere, per ricucire i lembi delle ferite che possiamo infliggere o subire, per riempire di speranze il cuore di tutti coloro che ti hanno amato e continuano ad amarti. Perché nessuna tristezza abbia loro a far del male.

Il Signore ci insegna ad avere più paura di una vita sbagliata che non della morte. A temere di più una vita vuota ed inutile che non l’ultima frontiera che oltrepasseremo, aggrappandoci forte al cuore che non ci lascerà cadere. Dal cielo, dove ora tu stai, Antonio continua a benedire le persone che ami, i tuoi figli, tua moglie, continua a proteggerli, ad accompagnarli, a sostenerli.

La tua partenza non diventerà un’assenza, la tua presenza nella luce del Padre non sarà mai una distanza. Prega per loro Antonio, prega per tutta la tua famiglia, prega per i tuoi nemici, prega per tutte le persone che hai incontrato in questa vita, sono tristi ed hanno il cuore ferito. Che il sangue che sgorga da questa ferita possa rimarginarsi nel ricordo dell’amore che hai saputo donare e mai attraversi sentimenti di rivalsa e di vendetta.

Ora Signore Gesù ti consegniamo l’anima di questo fratello Antonio, perché siamo certi che quella pozza di sangue per terra lo riscatti davanti ai tuoi occhi da ogni macchia di umana fragilità. Accoglilo nella tua misericordia senza limiti.

Non so come, non so quando, non so dove, ma so che noi ci incontreremo, ci vedremo, ci riabbracceremo, perché l’amore è più forte della morte e chi ama non muore”.

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