Omicidio Cerrato, l’omelia di don Mimmo Battaglia: “Resistenza”

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don mimmo battaglia

Il testo integrale del monito lanciato dall’arcivescovo di Napoli durante i funerali dell’uomo ucciso per un posto auto “prenotato”

Don Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, ha celebrato i funerali di Maurizio Cerrato, l’uomo ucciso lunedì 19 aprile per aver difeso sua figlia. La giovane ha osato occupare con la sua auto un posto “prenotato” con una sedia. Le hanno prima squarciato le gomme, poi, quando è giunto il padre in suo soccorso l’hanno aggredito e ucciso.

Di seguito il podcast e il testo integrale dell’omelia di don Mimmo Battaglia.

Ascolta “11. Omicidio Cerrato, l’omelia di don Mimmo Battaglia: “Resistenza”” su Spreaker.“Vi saluto con un cuore pieno di lacrime e di coraggio. Nel nome del Cristo risorto, anelito di ogni cuore e speranza che asciuga le tante lacrime dei nostri occhi. In primo luogo mi stringo ai familiari, a tutta la famiglia, in particolar modo a Tania, Maria Adriana e Andrea a cui va la mia più affettuosa solidarietà e vicinanza.

Sono qui questo pomeriggio rivolgendomi soprattutto a voi per dirvi grazie. Grazie per il vostro coraggio. Grazie per la dignità con cui state vivendo e affrontando questo dolore. Non è facile. Vorrei che voi non vi sentiste soli.

Ho voluto scegliere per questa liturgia la parola di oggi che è la descrizione più bella che Gesù fa nel Vangelo perché la più disarmante di se stesso, il “buon pastore”. Nel testo originario non è tanto buono ma bello, il pastore bello, che dà la vita per le sue pecore. In questa immagine, in questa giornata, nella mia preghiera ho rivisto Maurizio, il papà bello, che dona la vita, offre la vita.

Siamo qui per riconoscere questo, per riconoscere la forza e la dignità di quest’uomo che ha offerto la sua vita. Vedete fratelli e sorelli, proprio là dove il sangue è stato versato da mani inique, li è necessario versare il sangue di Cristo perché è l’unico antidoto perché non sia versato il sangue di un fratello. Solo Cristo che ha istituito l’eucarestia nella notte del tradimento come supremo dono d’amore, potrà trasformare la violenza in amore, la morte in vita e la vendetta in perdono.

Nella prima lettura che abbiamo ascoltato, Pietro, dopo quel tradimento, quel rinnegamento, ha il coraggio di annunciare la resurrezione del Signore, e lo fa dopo aver rimesso in piedi uno scoglio dinanzi al tempio. Dice a tutti che quel miracolo è accaduto nel nome di Gesù nazareno e in nessun altro c’è salvezza, solo nel nome di Gesù. Perché è il nome di Gesù che rimette in piedi, è il nome di Gesù che guarisce la vita, che riempie la vita, dona pace e consolazione.

Io vorrei starvi accanto con la preghiera perché possiate trovare in Gesù pace e consolazione perché voi e tutti noi che diciamo di essere credenti possiamo trovare il coraggio e la forza di stare in piedi. Questo è il momento di stare in piedi, perché dinanzi al Cristo risorto non è lecito stare se non in piedi. Non in ginocchio, quasi schiacciati da quelle che sono le vicende anche tristi della vita, né tantomeno seduti quasi indifferenti davanti a ciò che accade o peggio ancora rassegnati. Questo non è il momento della rassegnazione e dell’indifferenza. No all’indifferenza, no alla rassegnazione, sì al coraggio di stare in piedi, capaci di lottare senza arrendersi, senza darsi mai per vinti, con le mani elevate al cielo, mai con le mani in segno di resa, sempre in segno di resistenza. È la logica del vangelo. È la logica della resurrezione.

Vorrei invitarvi, fratelli e sorelle, a cogliere che la morte di Maurizio è proprio questo seme che caduto in terra muore, ma nel suo morire porta per tutti noi, per tutta la gente, per questa amata terra una purificazione, vuole essere una purificazione trasformante. Mi permetto di dire con molta umiltà e semplicità, una purificazione spirituale, culturale e politica. Parlo soprattutto a coloro che dicono di essere credenti, che professano la fede nel Signore risorto. A loro e a me stesso consegno il coraggio di tre verbi: annunciare, denunciare, rinunciare. Più chiara sia la nostra parola di preti, più vivo il vangelo che annunciamo, più profetica la nostra testimonianza di cristiani, più consequenziali in tutta la nostra vita.

A tutti i preti, a tutti i cristiani chiedo chiarezza di vita, coraggio anche fino al martirio com’è stata la vita di Maurizio

maurzio cerrato

Impariamo ad adorare solo e soltanto la grandezza di Dio, senza mai piegare il capo di fronte al male e di fronte ad altri idoli, suadenti ma ingannevoli, per non essere succubi dei prepotenti e dei delinquenti. Per affinare le nostre coscienze, per non ingoiare i cammelli, per resistere al falso mito del denaro facile, per risvegliare le coscienze dei deboli allenandoci ad un etica di speranza e di coraggio.

Ma anche una purificazione socio-culturale, ne ha bisogno questo nostro territorio. Significa non più vivere e pensare in termini di assistenzialismo. Se tutto aspettiamo dagli altri, nulla mai faremo e nulla costruiremo per il futuro nostro e dei nostri giovani, né saremo più capaci di opporci a chi, con la forza della violenza, vuole mangiare sugli appalti, speculare sulla cooperazione, organizzare il controllo del territorio.

Occorre un forte risveglio delle nostre coscienze, non alimentando più le iniquità del male, opponendoci con coraggio alle richieste estorsive, denunciando l’usura, l’arroganza, le ingiustizie ed ogni forma di illegalità. In questo scenario non posso non fare mia la parola di un combattente per la giustizia, Martin Luther King, quando diceva: “Non mi spaventa il rumore dei violenti ma il silenzio degli uomini onesti”.

Fratelli e sorelle, la prima mafia si annida nell’indifferenza, nella superficialità, nel puntare il dito senza far nulla e girarsi dall’altra parte. Non dimenticatelo mai: l’omertà uccide e anche l’indifferenza uccide. Delle parole che noi diciamo dobbiamo rendere conto dinanzi al tribunale della storia, ma dei nostri silenzi dobbiamo rendere conto davanti al tribunale di Dio.

È più una purificazione politica ed economica che significa. Lo chiedo alla politica e a tutte le istituzioni di stare accanto alla gente, di ascoltarla, di seguirne i passi, di non tagliare la spesa sociale, non intervenendo adeguatamente nelle ferite aperte esse non saranno più feritoie di grazia, ma diventeranno cancrena sociale, che la camorra astutamente e perfidamente utilizzerà per i suoi iniqui scopi.

La politica deve dimostrare che lo Stato c’è, non solo con la polizia, ma soprattutto con gli investimenti e il lavoro. Allora tornerà ad essere credibile. Con lacrime amare, anche oggi, ancora oggi, vogliamo annunciare la bellezza della vita, con rigenerato coraggio, dono dello spirito che sempre ci consola e tutto sa rinnovare. Perché anche la faccia di questa terra, così insanguinata e così bella cammini sulle strade del coraggio verso un futuro di speranza.

Allora Maria Adriana, Tania, proprio perché tutto sembra così più difficile, di sicuro moltiplicheremo le ragioni della speranza, la determinazione dell’impegno. Non cederemo alle intimidazioni di quanti credono di seminare paura con la violenza, ma non possiamo essere lasciati soli. Né la preoccupazione, né la paura, né le minacce possono zittire la nostra voce o fermare il nostro cammino. Voltare pagina è possibile se tutti ci sentiremo coinvolti.

Agli uomini che hanno commesso questo gesto, ma anche, perdonatemi l’espressione che prendo in uso da un testo di Franco Battiato, alla “gente infame che non sa cos’è il pudore” noi possiamo offrire il nostro dolore, la nostra rabbia, ma non la nostra resa. A questa gente diciamo: se avete bisogno di noi siamo qui, se avete bisogno di speranza ne siamo piani. Se non riuscite a credere in una terra migliore noi vi possiamo far sentire la fragranza di questa idea.

Signore fa che questa terra non ceda allo smarrimento, che nessuno ceda allo smarrimento. Preservala dallo scetticismo di non farcela più. Infondile l’audacia di rompere quelle trame residue della disonestà organizzata. Aiutala ad incamminarsi con coraggio sulle strade del rinnovamento e della trasparenza e accetta l’olocausto che si è consumato su Maurizio come rito espiatorio per tutti i nostri peccati comunitari. Abbi peccati di noi Signore, abbi pietà del più infelice di tutti, di colui che insieme ai suoi complici, incarnando una logica corrente secondo la quale per affermarsi nella società bisogna dimostrare di saper uccidere, ha impugnato l’arma del delitto.

Ora Signore Gesù ti consegniamo l’anima del nostro fratello Maurizio perché sappiamo che quella pozza di sangue per terra riscatta davanti ai tuoi occhi questo nostro povero fratello da ogni macchia di umana fragilità. Accoglilo Signore nella tua misericordia senza limiti e grazie Maurizio della tua vita, della tua testimonianza, della tua offerta, del tuo essere padre bello. E dal cielo dove ora sei nelle braccia di Dio, continua a custodire, a proteggere ad avere cura della tua famiglia.

Forza Tania, forza Maria Adriana, forza Andrea, non vi lasceremo sole. Aiutateci voi a capire in che modo possiamo continuare a starvi accanto e a camminare insieme nel nome della verità.

A tutti con umiltà chiedo uno scatto di dignità, lo dobbiamo a Maurizio, lo dobbiamo alla vita, lo dobbiamo al Cristo risorto. È la dignità a chiedercelo.

Non so quando, non so come, non so dove, Maurizio caro, ma so che noi ci vedremo, ci incontreremo, ci abbracceremo perché l’amore è più forte della morte e tu sai cos’è l’amore”.

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