Alla Galleria Arte Barbato la mostra di Alfonso Sacco

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Alfonso Sacco

Parole, colori ed identità. Prima erano nodi, che comparivano sulle tele dell’artista Alfonso Sacco, tutti diversi ma tutti allineati. Annodamenti che evocano ricordi che riaffiorano sulla tela della mente e si allineano dietro altri nodi impossibili da sciogliere. Poi arriva la pandemia, ma l’arte di Alfonso Sacco non vuole conoscere il virus e per resistere si libera, scioglie i nodi monocolore e diventa colori del mediterraneo, vita, impronte indelebili.

La mostra di Alfonso Sacco che è stata ospitata da Franco Barbato e Marisa Nastro presso la Galleria Arte Barbato ha raccontato tramite tele, musica e poesie l’evoluzione artistica di Sacco che ha rimandato ai presenti quanto accaduto fuori e dentro di noi durante i mesi difficili della pandemia.

E’ grazie all’intuizione di Marisa Nastro se le nuove tele dai colori liberati dai nodi sono diventate foulard e sciarpine da poter “indossare”: “L’Arte è l’espressione che distingue l’anima e la sensibilità e quando l’una incontra l’altra è forte il desiderio di indossarla”. Spiega la padrona di casa, regista di una sfilata di ragazzi comuni che hanno indossato le emozioni di quei pollici colorati che l’artista ha lasciato sulle tele.

“Ho pensato di riportare i colori del Mediterraneo su tela attraverso i pollici delle mani, perché l’arte possa essere identità che rimane, perché le identità dai colori differenti sanno stare sulla stessa tela e farne un capolavoro”. Ha spiegato Sacco, lasciando ai presenti la libera interpretazione che ogni sua opera ha sempre offerto come segno di gratitudine verso chi contempla ed indossa la sua arte.

 

Carmen Cretoso

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